L’orribile karma della formica

orribile karma della formicaOk, approfittando delle vacanze recensisco un po’…

L’orribile karma della formica è l’opera prima di uno sceneggiatore televisivo tedesco, David Safier, piuttosto famoso in patria per la premiatissima serie Lolle.

Racconto leggero, godibile e di rapida lettura, narra delle avventure -o meglio, delle disavventure, di Kim Lange, nota giornalista televisiva. La donna, all’apice della carriera ma con una situazione familiare disastrosa, muore all’improvviso in modo tragicomico e scopre le gioie e i dolori della reincarnazione!

Scopre la felicità di essere in qualche modo di nuova vicino alla figlioletta Lilly, ma il dramma di ritrovarsi nel corpo di una formica. Vede impotente un’ex amica farsi avanti per cercare di prendere il suo posto nella sua famiglia e decide così di dare la scalata alla catena evolutiva, producendo karma positivo nella speranza prima o poi di tornare donna e riconquistare così marito e figlia.

In tutte queste sue rocambolesche disavventure le è compagno un reincarnato Giacomo Casanova, che ne segue l’esempio dapprima per aiutarla e poi al contrario nella speranza di conquistare Nina, la donna che mira al vedovo di Kim.

Intanto, di vita in vita, Kim acquisirà sempre più consapevolezza dei propri errori e le motivazioni che spingeranno le sue azioni saranno sempre meno egoistiche, fino a una conclusione non del tutto prevedibile.

Un bacio nell’ombra

Un bacio nell'ombraLaurell K. Hamilton è nota in particolare per i romanzi che raccontano le avventure di Anita Blake, di professione Risvegliante, di una corte di vampiri e di vari animali mannari (praticamente qualunque, dai ratti ai cigni, tranne i lupi).

Con Un bacio nell’ombra, invece, la Hamilton inaugura una nuova serie, con un’eroina nuova di zecca: Meredith NicEssus (o Merry Gentry quando è in incognito), e ci catapulta in un mondo completamente diverso, ossia quello dei sidhe.

E qui nasce il primo problema. Perché il romanzo è avvincente, scritto con la solita bravura e sfodera una fantasia non comune mentre descrive pregi, difetti, regole e abitudini di una corte fantastica… ma lo fa dando per scontato che tutti sappiano qual’è la differenza tra la Corte Seelie e la Corte Unseelie, tra un sidhe e un fey, tra un goblin e un brownie (che no, non è un dolce al cioccolato)… senza tenere conto che non tutti sono appassionati studiosi di fate e questo approccio potrebbe allontanare qualche lettore. A parer mio sarebbe bastato un bel glossario, magari anche solo al fondo di questo primo romanzo della serie,  per risolvere ogni problema!

Ma veniamo alla storia. In un mondo in cui le creature fatate convivono senza problemi con gli umani e hanno avuto il permesso di vivere sul suolo statunitense alla sola condizione di non cercare di farsi adorare come divinità, Merry è una sidhe, ossia una fata di sangue reale, e discende dalla Corte Unseelie (quella più oscura, che accoglie anche esseri malvagi ed esteticamente ripugnanti).

Da tre anni è fuggita dalla Corte e si è rifugiata a vivere tra gli umani, protetta da uno pseudonimo e da un glamour che ne nasconde le vere fattezze e la bellezza inumana, per sfuggire alle trame di corte che mirano a vederla morta. Già, perché Merry, il cui sangue non è puro al 100%, è mortale e all’età di circa 30 anni non ha ancora rivelato alcun potere magico, il che a Corte è considerato intollerabile.

All’inizio della storia, però, per una leggerezza sul lavoro la giovane, che nella sua esistenza umana lavora come investigatrice del paranormale, lascia trapelare il suo vero aspetto e identità e in un battibaleno si ritrova nuovamente a Corte, al cospetto della crudele regina Andais sua zia, che incredibilmente, lungi dal volerla morta, le offre "tutto ciò che una sidhe potrebbe mai volere"… alla sola condizione di impegnarsi a darle un erede, per scongiurare il rischio della scomparsa del loro popolo in un regno progressivamente sempre più sterile.

Pieno di riferimeni all’iconografia feerica cui aggiunge sapienti arricchimenti e plausibili spiegazioni, come dicevo il romanzo coinvolge e porta il lettore in un’atmosfera fantasica e piena di sensualità. Giacché i sidhe hanno un rapporto piuttosto diretto e libero con la fisicità e la sessualità…